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Unità 35

Ruolo della zootecnia nell’agroecosistema aziendale: principi generali (bovini, ovini, avicoli) e il regolamento ce 1804/01

11. Zootecnia e gestione del pascolo


Unità 35

Ruolo della zootecnia nell’agroecosistema aziendale:

principi generali (bovini, ovini, avicoli) e il Regolamento CE 1804/01

Problemi/motivazioni

Il ruolo dell’allevamento in un’azienda è fondamentale e strategico ai fini della gestione ecologica delle produzioni.

Ricreare il rapporto terra-allevamento-terra è uno degli obiettivi che l’agricoltura biologica deve porsi: legare l’allevamento alla terra per l’alimentazione e legare la terra all’allevamento per quanto riguarda gli apporti di letame e di sostanza organica.

È inoltre importante riscoprire il ruolo fondamentale del pascolo e del rispetto delle esigenze fisiologiche e comportamentali degli animali.

La gestione ecologica dell’allevamento deve comportare e mirare ad un rafforzamento della salute e delle capacità di resistenza degli animali, in modo tale da ridurre le esigenze di trattamenti medicinali allopatici, preferendo, quando necessario e possibile, i trattamenti omeopatici o fitoterapici.

Obiettivi

Acquisire le principali conoscenze necessarie per gestire in modo ecologicamente ed economicamente sostenibile un allevamento ecologico. In particolare riguardo a:

periodo di conversione

alimentazione

introduzione degli animali

stabulazione

pascolo

gestione igienico-sanitaria

carico di bestiame

registrazioni dell’allevamento

identificazione degli animali

Contenuti

Nell’'allevamento biologico è vietato l'allevamento senza terra.

Almeno il 35% della S.S. della razione annuale degli animali deve provenire dall'azienda stessa o dal comprensorio. ( un'area definita nella quale ricadono le aziende biologiche che hanno stabilito un rapporto contrattuale per lo spargimento delle deiezioni animali).Il quantitativo totale di azoto proveniente dall’ allevamento non può superare le 2 UBA (unità di bovino adulto) per ettaro l'anno di SAU.

Nell'allevamento biologico, tutti gli animali devono essere allevati nel rispetto delle norme dell'allevamento biologico. È possibile allevare animali convenzionali solo se: in un'unità separata, provvista di stalle e pascoli nettamente distinti da quelli adibiti all'allevamento biologico e si tratti di specie diversa.



Periodo di conversione

I prodotti animali possono essere certificati se l’allevamento è conforme al presente regolamento per un periodo di almeno:

1 anno per gli equini e i bovini destinati alla produzione di carne, e in ogni caso per almeno 3/4 della loro vita;

6 mesi per i piccoli ruminanti e suini e per gli animali da latte.

Per la costituzione del patrimonio (ad esempio l’ingrasso di animali), i vitelli e i piccoli ruminanti che sono destinati alla produzione di carne possono essere venduti come biologici se:

provengono da allevamenti estensivi;

siano allevati nell'unità biologica fino al momento della vendita o della macellazione, per un periodo di almeno 6 mesi per i vitelli e 3 mesi per i piccoli ruminanti;

l'origine degli animali sia conforme.

La scelta della specie e della razza più adatta alle condizioni di allevamento biologico.

Al fine di completare l'incremento naturale e di garantire il rinnovo del patrimonio possono essere introdotti annualmente animali provenienti da allevamenti non biologici, entro un massimo del

10% del bestiame bovino o equino adulto (incluse le specie Bubalus e Bison)

20 % del bestiame suino, ovino e caprino adulto nell'azienda,

nullipapare (che non abbiano partorito)

In caso di prima costituzione del patrimonio zootecnico (allevamento ex novo) e in mancanza di un numero sufficiente di animali ottenuti con metodi biologici, possono essere introdotti nelle unità di produzione biologiche animali ottenuti con metodi convenzionali alle seguenti condizioni:

vitelli e puledri subito dopo lo svezzamento ed in ogni caso di meno di 6 mesi;

agnelli e capretti subito dopo lo svezzamento e in ogni caso di meno di 45 giorni;

suinetti subito dopo lo svezzamento e di peso inferiore a 25 kg.

L'introduzione di maschi riproduttori provenienti da allevamenti non biologici è autorizzata.

Alimentazione

La percentuale massima annua autorizzata di mangimi convenzionali sino al 2004 ??? è del

10% per gli erbivori

20% per le altre specie

Tal percentuale può esser aumentata nella razione giornaliera sino 25% della s.s. Gli alimenti convenzionali devono essere accompagnati da una dichiarazione, da parte del fornitore, che attesti, per ogni partita, l'assenza di OGM.

La percentuale massima autorizzata di alimenti in conversione fino ad un massimè del 30% in media della formula alimentare. Quando gli alimenti in fase di conversione provengono dalla propria azienda, la percentuale può essere aumentata a 60%.

Almeno il 60% della materia secca di cui è composta la razione giornaliera deve essere costituito da foraggi grossolani freschi, essiccati o insilati. Tuttavia l'organismo o l'autorità di controllo può permettere, per gli animali da latte, la riduzione al 50% per un periodo massimo di 3 mesi dall'inizio dell'allattamento.

Tutte le percentuali vengono calcolate annualmente in rapporto alla sostanza secca dei mangimi di origine agricola

L'alimentazione di base dei mammiferi giovani deve essere il latte naturale, preferibilmente quello materno. Tutti i mammiferi devono essere alimentati con latte naturale per un periodo minimo, in base alle varie specie:

3 mesi per i bovini ed equini,

45 giorni per ovini e caprini

40 giorni per i suini.

Profilassi e cure veterinarie

I prodotti fitoterapici (es. estratti vegetali (esclusi antibiotici), essenze, etc.), omeopatici (es. sostanze vegetali, animali o minerali) e oligoelementi ammessi, devono essere preferiti agli antibiotici o ai medicinali allopatici di sintesi chimica, purché abbiano efficacia terapeutica per la specie animale e tenuto conto delle circostanze che hanno richiesto la cura.

Sono vietati i medicinali allopatici di sintesi chimica per trattamenti preventivi.

È vietato l'uso di sostanze destinate a stimolare la crescita e l'uso di ormoni o sostanze analoghe destinati a controllare la riproduzione. Tuttavia possono essere somministrati ormoni a singoli animali nell'ambito di trattamenti terapeutici veterinari.

Sono autorizzati le cure veterinarie degli animali, nonché i trattamenti degli edifici, delle attrezzature e dei locali prescritti dalla normativa nazionale o comunitaria, compreso l'uso di sostanze immunologiche ad uso veterinario se è riconosciuta la presenza di malattie nella zona in cui è situata l'unità di produzione.

Il periodo di attesa tra l'ultima somministrazione di un medicinale veterinario allopatico e la produzione di derrate alimentari ottenuta con metodi biologici da detti animali deve essere di durata doppia rispetto a quanto previsto dalla legge o, qualora tale periodo non sia precisato, di 48 ore.

Sono ammessi 2 o un massimo di 3 cicli di trattamenti con medicinali allopatici di origine chimica o antibiotici nell'arco di un anno (o più di un ciclo se il loro ciclo produttivo è meno di 1 anno), ad eccezione delle vaccinazioni, delle cure antiparassitarie e dei piani di eradicazione.

I trattamenti antiparassitari sono limitati a due nel corso dell'anno. I trattamenti contro gli ectoparassiti ed endoparassiti, qualora avvengano con l'impiego di prodotti naturali consentiti dalla legislazione vigente, non sono soggetti a limitazioni. Le molecole da utilizzare per detti trattamenti debbono essere caratterizzate da un basso impatto ambientale, una rapida metabolizzazione, limitati effetti tossici e tempi di sospensione inferiori ai 10 giorni.

Metodi di gestione zootecnica

È tuttavia consentita l'inseminazione artificiale. Sono invece vietate altre forme di riproduzione artificiale o assistita (ad es. il trapianto di embrioni).

È vietata la pratica sistematica di operazioni quali l'applicazione di anelli di gomma alle code degli ovini, l'applicazione di anello al naso dei suini, la recisione della coda o dei denti, la spuntatura del becco o la decornazione e ogni altro intervento mutilante a fini non terapeutici. Alcune di queste operazioni possono tuttavia essere autorizzate dall'autorità' o dall'organismo di controllo per motivi di sicurezza o al fine di migliorare la salute, il benessere o l'igiene degli animali. Tali operazioni devono essere effettuate sotto la responsabilità del veterinario aziendale, riducendo al minimo ogni sofferenza per gli animali. E' vietato mettere gli occhiali al pollame.

Aree di pascolo e edifici zootecnici

I locali di stabulazione devono avere i pavimenti lisci ma non sdrucciolevoli. Almeno metà della superficie totale del pavimento deve essere solida, il che significa né grigliato, né graticciato. Il 50 % di superficie grigliata o graticciata deve essere calcolata sulla base dell’area minima prevista.

La fase finale di ingrasso dei bovini, dei suini e delle pecore per la produzione di carne può essere condotta in stalla, purché il periodo trascorso all'interno non sia superiore a 1/5 della loro vita e in ogni caso per un periodo massimo di 3 mesi.

È vietato l'allevamento di vitelli in box individuali.

Le scrofe devono essere tenute in gruppi, salvo che nelle ultime fasi della gestazione e durante l'allattamento. I lattonzoli non possono essere tenuti in batterie o in gabbie apposite.

Prodotti autorizzati per la pulizia e la disinfezione di fabbricati e strutture

Sapone di sodio e potassio, Acqua e vapore, Latte di calce, Calce, Calce viva, Candeggina (soluzione ipoclorito di sodio), Soda caustica, Potassa caustica, Acqua ossigenata, Essenze naturali di vegetali, Acido formico, lattico, ossalacetico e acetico, Acido nitrico (attrezzatura da latteria), Acido fosforico (attrezzatura da latteria), Prodotti per la pulizia delle mammelle, Carbonato di sodio.

La prima volta che si applica il regime di controllo riguardante le produzioni animali, la descrizione completa dell'unità di cui al punto 3 delle disposizioni generali del presente allegato comprende:

compilare una descrizione completa dei locali di stabulazione, dei pascoli, degli spiazzi liberi, dei parchetti all'aperto, ecc., nonché, se del caso, dei locali adibiti al magazzinaggio, al condizionamento e alla trasformazione degli animali, dei prodotti animali, delle materie prime e dei fattori produttivi,

una descrizione completa degli impianti per lo stoccaggio delle deiezioni animali.

Le misure pratiche di cui al punto 3 delle disposizioni generali del presente allegato comprendono:

elaborare un piano di spargimento delle deiezioni animali di concerto con l'organismo o con l'autorità di controllo, unitamente a una descrizione completa delle superfici destinate alle colture,

se del caso, per quanto riguarda lo spargimento delle deiezioni animali, le disposizioni contrattuali scritte concordate con altre aziende, alle condizioni previste dal presente regolamento,

un piano di gestione per le unità zootecniche biologiche (ad esempio gestione in materia di alimentazione e di riproduzione, misure sanitarie, ecc.).

Identificazione degli animali

Gli animali devono essere identificati in forma permanente, per mezzo di tecniche adatte a ciascuna specie, individualmente per i grandi mammiferi, individualmente o a partite per il pollame e i piccoli mammiferi.

Gli animali identificati devono essere registrati sul registro aziendale (previsto dalla citata

normativa) e nello spazio disponibile verrà indicata l’appartenenza dell’animale in oggetto al

circuito biologico.

I soggetti vengono avviati al macello scortati dai documenti di legge.(Mod.4 e documento

accompagnatorio ai sensi del D.P.R. 30 aprile 1996 e successive modifiche)

Il documento d’identificazione del bovino sarà corredato dalla dichiarazione del detentore degli

animali dell’appartenenza al circuito biologico e della data di ingresso in detto circuito del soggetto

specifico.

Gli automezzi adibiti al trasporto, oltre ad essere puliti e disinfettati secondo quanto disposto dalle

norme vigenti, devono essere dotati di dispositivi atti a dividere gli animali di diversa provenienza.


Dati relativi agli animali

I dati relativi agli animali devono essere annotati in un registro e tenuti permanentemente a disposizione dell'organismo o dell'autorità di controllo presso la sede sociale dell'azienda.

Detti registri, che forniscono una descrizione completa delle modalità di conduzione dell'allevamento, devono contenere i seguenti dati:

per ciascuna specie gli animali in entrata: origine, data di entrata, periodo di conversione, marchio d'identificazione, precedenti veterinari,

gli animali in uscita: età, numero di capi, peso in caso di macellazione, marchio d'identificazione e destinazione,

le eventuali perdite di animali e la relativa giustificazione,

alimentazione: tipo di alimenti, inclusi gli integratori alimentari, proporzione dei vari ingredienti della razione, periodo di accesso ai parchetti, periodi di transumanza in caso di limitazioni,

profilassi, trattamenti e cure veterinarie: data del trattamento, diagnosi, natura dei prodotti somministrati, modalità di trattamento, prescrizioni del veterinario con relativa giustificazione e periodi di attesa imposti per la commercializzazione dei prodotti animali.

Operatori che gestiscono più unità di produzione

Quando un allevatore, conformemente alla parte B, punto 1.6 e alla parte C, punto 1.3 dell'allegato I, gestisce più unità di produzione, le unità di produzione di animali o prodotti animali non contemplati all'articolo 1 sono parimenti soggette al regime di controllo per quanto riguarda il punto 1, della presente sezione relativa agli animali e ai prodotti animali, nonché alle disposizioni relative al programma di allevamento, ai registri e alle norme per il magazzinaggio dei prodotti utilizzati per l'allevamento.

L'organismo o l'autorità di controllo, d'accordo con l'autorità competente dello Stato membro, può concedere una deroga per quanto riguarda la disposizione relativa alle diverse specie interessate di cui all'allegato I, parte B, punto 1.6, alle aziende che effettuano ricerche nel settore agricolo, purché siano rispettate le seguenti condizioni:

sono state adottate misure adeguate, d'accordo con l'organismo o l'autorità di controllo, per garantire la separazione permanente tra gli animali, i prodotti animali, le deiezioni e i mangimi di ciascuna unità,

il produttore comunica anticipatamente all'organo o all'autorità di controllo ogni consegna o vendita di animali o prodotti animali,

l'operatore comunica anticipatamente all'organismo o all'autorità di controllo i quantitativi esatti prodotti nelle unità, nonché tutte le caratteristiche che consentono di identificare i prodotti e conferma di aver attuato le misure previste per separare i prodotti.

In deroga a tali disposizioni, medicinali veterinari allopatici e antibiotici possono essere immagazzinati nelle aziende, purché siano stati prescritti da un veterinario nell'ambito di trattamenti previsti all'allegato I, siano stati immagazzinati in un luogo sorvegliato e siano iscritti nel registro dell'azienda.

Documenti contabili

L'unità o gli stabilimenti di produzione devono tenere una contabilità di magazzino e una contabilità finanziaria che consentano all'operatore e all'organismo o all'autorità di controllo di identificare:

il fornitore o, se diverso, il venditore o l'esportatore dei prodotti,

la natura e la quantità dei prodotti agricoli di cui all'articolo 1, che sono stati loro consegnati e, se del caso, di tutti i materiali acquistati, indicando la destinazione data a tali materiali, (Reg. CE 223/03) e, se del caso, la formulazione dei mangimi composti per animali

la natura, la quantità, i destinatari e, se differenti da questi ultimi, gli acquirenti dei prodotti di cui all'articolo 1 che hanno lasciato l'unità o gli stabilimenti o i magazzini del primo destinatario,

qualsiasi altra informazione richiesta dall'organismo di controllo o dall'autorità di controllo ai fini di un corretto controllo delle operazioni.

I dati che figurano nella contabilità devono essere documentati con gli opportuni giustificativi. Nella contabilità deve esserci corrispondenza tra i quantitativi in entrata e in uscita.


Unità 36

Gestione del Pascolo

Problemi/motivazioni

La gestione razionale delle risorse pascolative è di fondamentale importanza nell’ambito della gestione ecologica di un’azienda.

I problemi legati ad una gestione non razionale del pascolo sono diversi:

pressione selettiva negativa nei confronti delle specie vegetali tabulari più appetite dagli animali;

rischi di erosione;

eccessivo apporto di sostanze azotate nel terreno e quindi nelle falde;

problemi di carattere igienico-sanitario per gli animali

In un’azienda ecologia tutti questi problemi devono essere ridotti al minimo, attraverso una gestione corretta e razionale del pascolo.

Obiettivi

Acquisire le principali conoscenze necessarie per gestire in modo ecologicamente ed economicamente sostenibile il pascolo:

Le caratteristiche delle foraggere permanenti: naturali e artificiali

Prati pascoli

Impianto e gestione

Introduzione degli animali al pascolo

Gli effetti del pascolamento sulle risorse foraggere

Il pascolo turnato

Contenuti

Per "pascolo" s'intende "qualsiasi superficie di terreno la cui produzione naturale di biomassa sia direttamente utilizzata in campo dagli animali".

I pascoli possono essere distinti in saltuari e permanenti.

I saltuari possono cambiare destinazione colturale durante l’anno, mentre i permanenti non presentano altre destinazioni, se non la forestazione e vengono distinti in:

sfalciabili (utilizzati con il pascolo diretto o con la produzione di fieno e/o insilati)

non sfalciabili (utilizzati direttamente con il pascolo)

La produttività del pascolo, espressa come q/ha di foraggio verde, è strettamente legata a diversi fattori, quali le condizioni ambientali (eccessi termici e scarse precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi, che influenzano lo sviluppo vegetativo della flora pabulare), le condizioni pedoclimatiche e le zone orografiche, variabili da regione a regione. I maggiori rendimenti si hanno quando le specie pabulari si trovano in condizioni di armonia di sviluppo tra i fattori climatici, biologici (individuazione degli ecotipi con maggiore capacità di adattamento all’ambiente in questione, produttivi e resistenti al pascolo), agronomici (atti a migliorare la fertilità del pascolo mediante il ricorso al dissodamento, alla fertilizzazione, allo spietramento, ecc.) ed antropici (soprattutto, preparazione tecnica dell’allevatore, conoscenza del ciclo di accrescimento delle specie costituenti la flora pabulare).

Nell’ambito dell’allevamento zootecnico biologico la foraggicoltura costituisce una fase fondamentale dell’intero processo produttivo, poiché determina quantitativamente gli alimenti di maggiore presenza nel razionamento. Per l’alimentazione nell’allevamento biologico, il ruolo svolto dal pascolo diventa ancora più importante, date le precise regole dettate dai disciplinari e regolamenti operanti in materia di agricoltura biologica, ovvero sull’origine degli alimenti, che "devono essere foraggi e mangimi preparati preferibilmente in azienda ed ottenuti da coltivazioni biologiche"... "i mammiferi devono avere accesso a pascoli o a spiazzi liberi o parchetti all'aria aperta che possono essere parzialmente coperti, e devono essere in grado di usare tali aree ogniqaulvolta lo consentano le loro condizioni fisiologiche, le condizioni climatiche e lo stato del terreno. Gli erbivori devono avere accesso ai pascoli ogniqualvolta lo consentano le condizioni. "; "....tali pascoli devono essere gestiti secondo un programma di rotazione con turni di riposo e vuoti sanitari". Sono, inoltre, favoriti gli allevamenti che utilizzano pascoli o alpeggi stagionali anche di natura integrativa, ai quali si richiede la tenuta di un "registro dei pascoli", ove si annotino periodo, ubicazione e superficie dei pascoli usufruiti. Il carico animale aziendale è in funzione della disponibilità del pascolo: "...l’allevamento praticato nel quadro dell’agricoltura biologica è una produzione legata alla terra e "...gli animali devono disporre di un’area di pascolo; il numero di capi per unità di superficie sarà limitato in misura tale da consentire una gestione integrata delle produzioni animali e vegetali a livello aziendale" in modo da "....evitare ogni forma di inquinamento del suolo, delle acque superficiali e delle falde freatiche". L’utilizzo del pascolo consente, perciò, una sensibile riduzione degli interventi agronomici, in particolare modo di quelli che richiedono un notevole investimento in termini di manodopera ed energia, limitando così anche l’impatto ambientale. Per ottimizzare il rendimento del pascolo, occorre saper valutare quale è il momento più propizio, nella fase di sviluppo vegetativo, per far pascolare gli animali. Se lo stadio vegetativo è molto avanzato, l’azione selettiva degli animali sarà più accentuata, poiché questi rifiuteranno le specie già sviluppate e le parti della pianta già lignificate e preferiranno le specie più tardive e le parti più giovani e tenere.

Una volta stabilito il momento ottimale, bisogna calcolare il periodo di permanenza del bestiame sulla superficie al pascolo, che deve essere né troppo lungo né troppo breve. è comunque preferibile intervenire con carichi elevati e tempi di permanenza brevi e intervallare un pascolo con il successivo, determinando un "turno" o un periodo di riposo, la cui durata è variabile in funzione della stagione e dell’andamento climatico

Composizione flogistica del pascolo

Un pascolo è costituito da un numero elevato di specie vegetali, erbacee, arbustive ed arboree, appartenenti ad un numero altrettanto grande di famiglie botaniche; le specie pabulari più diffuse in un cotico erboso dell’area meridionale sono quelle indicate in tabella :

Graminacee

Leguminose

Famiglie varie

Avena barbata Pott. (a)

Trifolium subterraneum L. (a)

Sanguisorba minor Scop. (p)

Vulpia Myuros C.C.Gm (a)

Trifolium campestre Schreb. (a)

Hyoseris radiata L. (p)

Anthoxanhum gracile Biv. (a)

Trifolium alexandrinum (a)

Hypochaeris radicata L. (a)

Cynosurus elegans Desf. (a)

Ornhitopus compressus L. (a)

Hypochaeris achyrophorus L. (a)

Bromus hordeaceus L. (a)

Trifolium glomeratum L. (a)

Tolpis umbellata Bertol. (a)

Holcus lanatus L. (p)

Trifolium striatum L. (a)

Petrorhagia prolifera Ball. (a)

Vulpia ligustica Link (a)

Lotus ornithopodioides L. (a)

Alsine tenuifolia Crantz (a)

Aira caryophyllea L. (a)

Lotus angustissimus L. (a)

Geranium molle L. (a)

Cynosurus echinatus L. (a)

Trifolium resupinatum L. (a)

Cerastium glomeratum Thuill. (a)

Bromus sterilis L. (a)

Trifolium vesicolosum Savi (a)

Silene vulgaris Garcke (p)

Bromus rubens L. (a)

Lotus hispidus Desf. (a)

Anagallis arvensis L. (a)

Briza maxima L. (a)

Trifolium cherleri L. (a)

Plantago lanceolata L. (a)

Agrostis salamantica Kunth (a)

Medicago arabica Huds. (a)

Bellis perennis L. (a)

Poa bulbosa L. (p)

Trifolium angustifolium L. (a)

Crepis vesicaria L. (a)

Poa trivialis L. (a)

Trifolium scabrum L. (a)

Stellaria media Cyr. (a)

Cynosurus cristatus L. (p)

Vicia spp. (a)

Erodium chium Willd. (a)

Lolium perenne L. (p)

Medicago murex Willd. (a)


Vulpia geniculata Link (a)

Lotus corniculatus L. (a)


Lolium rigidum Gaud. (a)

Trifolium nigrescens Viv. (a)


Lolium italicum A.Br. (a)

Trifolium pratense L. (p)


Phalaris tuberosa L. (p)



Phalaris truncata Guss. (p)




Riguardo alle modalità, il pascolo può essere classificato in:

continuato, estensivo, poco razionale, con uno spostamento casuale sulla superficie, senza turni di riposo e con molti danni di calpestio ed eccessiva selezione delle specie pabulabili. E' utilizzabile per situazioni di forte estensivazione dell'allevamento.

turnato o a rotazione, dove si fanno seguire periodi di riposo a periodi di pascolo. Vi è la necessità di suddividere le superfici pascolate con recinzioni fissi e mobili definendo il periodo ed il turno di pascolamento in funzione della s.s.i. giornaliera e del carico di U.G.B. allevate al pascolo per ogni turno. E' fondamentale conoscere le curve di crescita e ricrescita dell'erba, i cicli dei parassiti più comuni e le eventuali caratteristiche etologiche legate al pascolamento promiscuo tra specie.

razionato, in cui vengono calcolati i tempi di permanenza per ogni singolo gruppo di animali a seconda di quelle che sono le reali esigenze alimentari, con una definizione dei turni anche giornalieri con forte carico istantaneo. Interessante per prati artificiali molto produttivi e specializzati in cui è importante ridurre lo spreco ed il calpestamento. Permette di seguire al meglio le curve di crescita dell'erba e di incrementare il numero di U.G.B./Ha. E' oneroso nella gestione in quanto occorre frequentemente costituire le aree di pascolamento.

In genere, dove l’animale ha una maggiore opportunità di scegliere gli alimenti a sua disposizione, s’innalza il valore nutritivo del foraggio ingerito, ma aumenta lo scarto (alimenti lasciati) e la superficie necessaria. Opportune azioni tecniche, per ridurre tali svantaggi, possono essere:

impianti di prati oligofiti (2-3 specie), artificiali quando è possibile, che costituiscono un pasto fatto da più specie pascolabili;

razionare il pascolo se si è in presenza di numerose essenze inappetite;

inserimento in successione di più specie zootecniche al pascolo, come bovini da latte, ovini da carne, avicoli che amplino la gamma d’essenze appetite ed il metodo d’ingestione (il bovino strappa l’erba, l’ovino recide, l’avicola becca). In genere, il pascolo presenta buoni valori quantitativi e qualitativi quando le essenze pascolate non siano utilizzate al di sotto di 3-5 cm dal colletto.

La limitata produzione di erba fresca in alcune zone interne dell’Italia centrale e meridionale durante l’estate e l’inverno difficilmente consente di allevare gli animali con il solo pascolo. Qualora il ricorso al pascolo non fosse in nessun modo possibile, la necessità di ricorrere a prati coltivati per la costituzione di scorte foraggiere richiederà comunque alcuni interventi che la fase di conversione dovrà individuare e valutare. In particolare, le costrizioni normative alimentari (rapporto foraggi/concentrati = 60/40 come max per il concentrato e limitazioni di alcuni alimenti) impongono la presenza di colture fondamentali quali l'erba medica e, dove possibile, il mais che, per rispondere al meglio al metodo di conduzione biologica, dovrà quasi sempre essere coltivato in primo raccolto. L'inserimento dell'erba medica, del mais di primo raccolto e, spesso, dei cereali e delle proteaginose costituenti il concentrato determinano l'impostazione di rotazioni lunghe e tecniche conservative ottimali (fienagione in due tempi, fieni-sili in rotoballe fasciate od in trincea, insilamento del mais con taglio elevato della pianta) che in certi casi stravolgono le conduzioni aziendali. Infatti nelle aziende convenzionali si è sempre stati abituati ad avere prati annuali avvicendati e colture di secondo raccolto ed a compensare foraggi non sempre ben conservati con quote di concentrato superiori a quelle ammesse nella razione biologica.

L'utilizzo del pascolo è uno degli aspetti tecnici più importanti nell'ambito di un concetto ecocompatibile di zootecnia. Inoltre nell'ambito della valutazione dell'input/output energetico, la disponibilità di pascolo risulta un elemento determinante per il raggiungimento di una situazione di equilibrio. In particolare le interconnessioni con gli altri fattori di produzione indicano nelle componenti agronomica e zootecnica, antropica e finanziaria le fondamentali variabili da tenere in considerazione. I vantaggi ed i limiti dell'utilizzazione del pascolo vanno ricercati nell’analisi e nell’integrazione di quattro fondamentali componenti:

La componente agronomica

Vantaggi

riduzione dei fattori di produzione rispetto alla gestione dei prati artificiali. Ci si riferisce in particolare alle sementi ed ai fertilizzanti, ed è tanto più evidente quanto più si confrontano pascoli permanenti naturali o prati pascoli poliennali con prati annuali artificiali;

riduzione dell'investimento in macchine ed attrezzature agricole (nonché il loro costo di manutenzione e consumo di carburanti e lubrificanti), relativi alla lavorazione dei terreni e della raccolta, conservazione e distribuzione dei foraggi;

utilizzazione delle superfici non meccanizzabili.

Limiti

superfici maggiori rispetto ad allevamenti condotti con prati artificiali e foraggi conservati con conseguente riduzione di UBA/Ha (Unità di Bovino Adulto/unità di superficie);

stagionalità della produzione. Tale limite sarà tanto più ridotto quanto più si ricorrerà a catene foraggiere complesse, a sistemi di pascolamento razionali, alla valorizzazione economica della stagionalità del prodotto aziendale ove tale aspetto rappresentasse un elemento di "tipicità", alla scelta delle razze in funzione della loro lunghezza di lattazione. Ad esempio negli ovini vi può essere anche una differenza di oltre 50 giorni tra le lattazioni di razze diverse, e ciò può condizionare l'utilizzo stagionale del cotico erboso.

La componente zootecnica

Vantaggi

Utilizzazione di razze a duplice attitudine o locali rispetto alle cosmopolite (Frisona e Bruna) perché normalmente più adatte ad esprimere la loro massima potenzialità produttiva con sistemi alimentari semplificati come quelli condizionati dal pascolo e conseguenti limitati apporti di concentrati. Indubbiamente, risulta difficile sostenere al pascolo produzioni elevate delle razze più specializzate, come la Frisona. In tal caso, è più opportuno, con l’utilizzo del pascolo, rivolgersi a razze a duplice attitudine (ad esempio, nei bovini la Pezzata Rossa, ma anche la stessa Bruna delle zone collinari ed alpine), le cui esigenze nutrizionali sono ben soddisfatte da un sistema alimentare basato sul pascolo e quote ridotte di concentrato che risulta uno dei sistemi più diffusi nell’allevamento biologico.

La differenza produttiva in termini economici tra le due tipologie di razza (specializzata e a duplice attitudine) sarà tanto più ridotta quanto più:

possibilità di allevare più specie in funzione dello sfruttamento del pascolo secondo gli aspetti etologici dell'ingestione dell'erba. L'ovino che recide l'erba può utilizzare lo scarto della vacca che strappa e può precedere l'avicolo che becca. Tale sistema, controllando adeguatamente il carico, potrebbe essere interessante per le piccole aziende dove lo scarto d'erba di un bovino al pascolo può essere oneroso da sostenere.

possibilità di ridurre le patologie incrementando il benessere animale ed interrompendo, con i turni di pascolamento, i cicli dei parassiti.

Limiti

Difficoltà a sostenere le elevate produzioni delle razze più specializzate, qualora un'elevata produzione giornaliera fosse necessaria a sostenere la gestione e gli ammortamenti di investimenti elevati già presenti in stalla al momento dell'ingresso del sistema di controllo biologico.

Maggiore scarto dell'erba disponibile, aspetto controllabile con una corretta scelta delle specie foraggiere e del sistema razionale di pascolamento.

La componente antropica

Il sistema pascolo condiziona fortemente l'attività ed il costo della componente umana dell'azienda. Certamente un sistema semplificato riduce il costo di acquisizione di conoscenze tecniche e di specializzazione proprio di allevamenti gestiti con sistemi complessi e più intensivi. Inoltre si sottolinea che un sistema semplificato di conduzione può permettere all'allevatore di effettuare anche un secondo lavoro, a volte esterno all'azienda. Anche se discutibile è innegabile che molte aziende agricole italiane siano part-time (anche nel biologico) e che, specie in aree più depresse, una seconda attività può permettere la sopravvivenza delle aziende zootecniche.

La componente finanziaria

Tutti gli aspetti descritti nei punti precedenti hanno una componente finanziaria che concorre alla valutazione economica del sistema pascolo. Il bilanciamento economico dei vantaggi e dei limiti definirà la convenienza dell'utilizzo del pascolo nell'organizzazione dell'allevamento.













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