Conversione dal convenzionale al biologica
Unità 15
Conversione dal convenzionale al biologico
Problemi e motivazioni
Chi fa del biologico la sua strategia di sviluppo aziendale, deve ragionare da subito su di un lavoro tecnico teso a creare le migliori condizioni agronomiche e la ricerca di strategie di comunicazione e commerciali, per promuovere le produzioni e valorizzare le risorse umane e naturali della propria azienda.
Alcune delle soluzioni tecniche che si individuano in questa fase, per raggiungere gli obiettivi prefissati, si configurano come investimenti che l’azienda fa sulla fertilità del terreno, sulla dotazione di attrezzature specifiche e sull'organizzazione aziendale.
In questa fase l’azienda affronta i maggiori costi ed i maggiori rischi, in virtù del cambio di tecnica colturale, che può portare a minori rese, quindi, mancati redditi.
Inoltre nella fase di conversione il primo anno di produzione non è certificabile ed è una realtà che i prodotti in conversione, non sono facilmente collocabili su di un mercato diversificato in grado di premiarle, anche se con maggiorazioni ridotte rispetto al prodotto biologico, nonostante l’azienda si debba da subito adeguare alle norme di produzione previste nel Regolamento CEE2092/91.
La conversione è dunque un fase tecnica molto delicata e determinante per il successo dell’azienda.
Efficienza del piano di fertilizzazione, controllo delle fitopatie e delle infestanti, collocazione sul mercato dei prodotti equilibrio tra esigenze agronomiche del metodo e scelte economiche, sono le principali problematiche con cui ci si confronta.
Obiettivi
Indicare una metodologia di lavoro per affrontare la conversione aziendale e partire dalla fase progettuale, cioè di elaborazione del piano aziendale di conversione.
Individuare gli obbiettivi tecnici prioritari da raggiungere sulla base dell’analisi delle condizioni pedoclimatiche, strutturali, tecniche ed economiche di partenza. Su questa base stabilire tempi e modi della conversione aziendale, avendo verificato fattori tecnici, economici, strutturali e sociali che influenzano la praticabilità delle soluzioni da adottare.
Contenuti
Introduzione
Il Reg. CEE 2092/91 che norma l'agricoltura biologica, prevede per l’azienda agricola che intende produrre secondo il metodo di agricoltura biologica, una fase di conversione che ha la durata di due anni, prima della semina, per le colture erbacee e di tre anni prima del raccolto per le quelle arboree.
Questo periodo può essere allungato o accorciato dall'Organismo di controllo, sulla base delle condizioni precedenti, oggettivamente rilevate in azienda e comprovate da documentazione. In ogni caso il periodo minimo non può essere inferiore ad un anno, o meglio, alla chiusura del ciclo colturale, successivo alla presentazione della notifica, che non può ricevere alcuna certificazione.
Dal punto di vista tecnico, la fase di conversione è quel periodo in cui l’azienda, fino a quel momento gestita in modo convenzionale, crea le condizioni per praticare correttamente e convenientemente il metodo di agricoltura biologica.
Così intesa, la fase di conversione ha tempi che difficilmente possono coincidere con quelli stabiliti dal regolamento ed interpretati dall’Organismo di controllo. Sicuramente molto diversi tra azienda ed azienda, tanto da poter parlare di “conversione burocratica”, quella che permette di commercializzare i prodotti come provenienti da agricoltura biologica e “conversione agronomica”, quella che mira ad ottimizzare dal punto di vista tecnico ed economico, il metodo di agricoltura biologica in azienda.
In estrema sintesi, l'azienda inserita nel sistema di controllo dovrà essere capace di sfruttare i contributi e tutte le possibilità commerciali di un prodotto certificato perché sano, cosciente che il suo lavoro di conversione non è terminato con la certificazione ma continua con la ricerca di soluzioni agronomiche sempre più efficienti, fino ad arrivare a proporre sul mercato un prodotto sano e buono, realizzato in un ecosistema aziendale in equilibrio.
Il percorso per la definizione del piano di conversione
1. Superficie da convertire
Compito dell’operatore e del tecnico che lo supporta, è di valutare attentamente potenzialità e fattori limitanti della situazione aziendale, per stabilire tempi e modi della "conversione agronomica".
Il regolamento prevede anche la possibilità che un'azienda converta al metodo biologico solo parte della superficie, mettendo però il vincolo del divieto di coltivazioni e allevamenti paralleli, cioè la possibilità di coltivare con diverso metodo, stesse varietà e allevare stesse specie. Questo è un ulteriore elemento di valutazione, a meno che nella Regione di appartenenza non siano state fatte scelte più restrittive.
La scelta di gestire un'azienda con al suo interno appezzamenti convenzionali ed appezzamenti in conversione, porta con se aspetti molto negativi, rispetto all'organizzazione aziendale, al posizionamento sul mercato ed al sistema di controllo, spesso non compensati dal fatto di aver limitato il rischio per verificare la praticabilità del metodo, rimandando scelte definitive a verifica avvenuta.
Qualora prevalesse la scelta di una conversione parziale dell'azienda, è sconsigliato però partire da superfici troppo ridotte, dove rotazioni ampie corrispondono ad eccessiva frammentazione dei campi, le produzioni ottenibili sono troppo piccole per testare la risposta del mercato ed è difficile razionalizzare i cantieri di lavoro per verificarne l'efficienza. Altrettanto poco probante è la scelta di convertire al biologico eventuali zone marginali, mantenendo a convenzionale la parte più fertile.
Se in un primo momento la scelta può essere motivata da esigenze di verifica, e quindi giustificabile, una volta fatta la verifica, o si estende la scelta a tutta la superficie perché il metodo è effettivamente valido, o lo si smette su tutta l'azienda perché si è verificato che non funziona tecnicamente ed economicamente.
Gli elementi da prendere in considerazione per una attenta valutazione, che in qualche modo influenzano anche la scelta sulla superficie, sono diversi, tutti potenzialmente determinanti, a seconda delle condizioni specifiche presenti in azienda e sul territorio di riferimento, comunque influenti sulle scelte tecniche ed i loro tempi di realizzazione.
2. Il piano di conversione
L’elaborazione di un piano di conversione ha il senso di creare una vera e propria linea guida del percorso che l'azienda si troverà ad affrontare, nei primi anni di conversione, con la definizione di obbiettivi minimi da verificare. Prevede una fotografia dell'azienda, l'analisi e la valutazione incrociata di tutti i dati acquisiti per la definizione delle soluzioni tecniche da adottare.
Nell'impostazione di questo lavoro, nella discussione con gli operatori ed i tecnici, nella definizione delle azioni, va fatto capire chiaramente, che l'agricoltura biologica è un metodo e non la sostituzione dei concimi chimici e dei principi attivi fino a quel momento usati, con quanto riportato negli allegati due A e due B del regolamento comunitario. Ragionare in questo modo significherebbe prendere scorciatoie che non portano lontano anzi, ad un fallimento pressoché certo.
Convertire l'azienda all'agricoltura biologica significa intraprendere un percorso la cui meta è l'incremento della fertilità organica del terreno e l'equilibrio dell'ecosistema aziendale. Sono questi gli obbiettivi che, una volta raggiunti, possono portare a risultati tecnicamente validi ed economicamente remunerativi.
3. Gli elementi di valutazione
Gli elementi oggetto di valutazione per determinare tempi e modi della conversione, sono la "fotografia" della situazione aziendale di partenza, utile anche per successive e necessarie valutazioni del percorso effettuato. Per tale motivo è importante una puntuale descrizione ed una attenta valutazione sul peso che questi elementi possono avere sui risultati immediati e futuri e, quindi, su eventuali priorità di intervento ed investimento.
Questi elementi di attenzione, sono sostanzialmente riconducibili a:
Storia degli appezzamenti investiti. E' importante conoscere in modo più approfondito possibile la tecnica agronomica utilizzata, problemi riscontrati ed i risultati produttivi campo per campo, quindi:
avvicendamenti effettuati e precessioni colturali almeno degli ultimi quattro, cinque anni per ogni appezzamento;
tipologia, quantità e modalità d’uso di: concimi, diserbanti, geodisinfestanti ed altri principi attivi utilizzati;
lavorazioni praticate;
composizione della flora infestante più problematica e correlazione a colture e situazioni pedoclimatiche;
principali patologie riscontrate;
eventuali altri problemi specifici rilevati storicamente;
rese medie delle diverse colture;
varietà utilizzate e loro adattamento al microclima.
Tutte queste informazioni e le relative valutazioni, sono utili per la definizione di gran parte delle scelte agronomiche che si sostanziano nella definizione del piano colturale, cioè la rotazione o l'avvicendamento scelto, con la conseguente collocazione fisica sul terreno delle diverse colture e la definizione della tecnica colturale, da adottare in funzione dei preventivati problemi.
Situazione pedologica di partenza. Fatta salva l'esperienza dell'operatore che è un elemento fondamentale di riferimento, le analisi del terreno sono un utile dato di riflessione per individuare eventuali problemi che richiedono particolare attenzione e possono essere causa di insuccesso per determinate colture o di inefficacia di alcuni fertilizzanti.
Le analisi del terreno sono comunque un elemento importante per avere un riferimento di partenza, utile a valutare successivamente, l'efficienza del lavoro svolto e gli obbiettivi raggiunti, soprattutto rispetto la sostanza organica. Comunque quando in azienda non sono presenti dati analitici di riferimento, nemmeno sulla percentuale di sostanza organica dei principali appezzamenti, la spesa delle analisi è un investimento indispensabile, altrimenti diventa difficile anche calcolare con buona approssimazione il bilancio umico per un buon piano di fertilizzazione.
Il dato sul bilancio umico, costituisce l'elemento strategico indispensabile a calibrare il piano colturale e la fertilizzazione sulle potenzialità del terreno, per praticare con successo il metodo di agricoltura biologica.
Situazione socio ambientale. Serve conoscere l'ambiente in cui è inserita l'azienda, partendo per esempio, dalla presenza di altre aziende biologiche nell'area per effettuare importanti scambi di informazione che, oltre a facilitare alcune scelte, non fanno sentire l'operatore che affronta la conversione, un pioniere. Importante quindi, raccogliere informazioni sulla presenza o meno di punti vendita o rappresentanti che commercializzano mezzi tecnici o forniscono altri servizi utili all'agricoltura biologica. Inoltre operatori commerciali che in zona sono interessati all'acquisto delle produzioni e, tra i servizi, è utilissimo conoscere l'attrezzatura, la competenza e la disponibilità ad assecondare esigenze particolari, dei contoterzisti che operano in zona per consigliare interventi che poi siano realizzabili, particolarmente per quelle aziende con basso livello di autonomia.
Livello di convinzione e preparazione degli operatori. E' un elemento delicatissimo per la valutazione dei tempi e dei modi di introduzione delle innovazioni e la necessità di supporto tecnico da dare ad ogni scelta che risulti innovativa rispetto alle abitudini aziendali. E' poi, tra gli elementi discriminanti, per la scelta di convertire l'intera superficie aziendale o solo parte di questa, distribuendo il rischio potenziale in tempi più lunghi.
La motivazione dell'operatore, sia nella scelta di passare all'agricoltura biologica, sia nel mettere in pratica soluzioni innovative, quantomeno per le sue abitudini e convinzioni, è determinante per la riuscita di ogni iniziativa. Bisogna aver ben chiaro che quando un operatore non è convinto o non ha pienamente "digerito" una soluzione proposta, è molto probabile che questa non riuscirà nel modo sperato. Questo vale anche per il personale che dovrà eseguire i lavori, tanto più se esterno all'azienda, come i contoterzisti, che hanno modalità di azione, legate alla propria convenienza, piuttosto che alle necessità aziendali. Riproporre soluzioni che per qualsiasi motivo, anche indipendente dal metodo, non hanno ottenuto il risultato atteso è veramente difficile. Per questo è molto importante che le soluzioni tecniche siano esposte con estrema chiarezza, con i benefici attesi e le eventuali controindicazioni.
Attrezzatura presente in azienda e disponibilità agli investimenti. Sui tempi di realizzazione di alcune scelte agronomiche necessarie pesa, sia la convinzione dell'operatore, come appena detto, sia la presenza in azienda e sul territorio, dei mezzi tecnici e dell'attrezzatura necessaria a realizzarle. Parallelamente alla facilità di accesso a mezzi tecnici e servizi, la possibilità o meno di investire dell'azienda può accelerare o ritardare, l'inserimento di soluzioni tecniche.
I casi di seguito riportati sono esemplificativi di come la mancanza di attrezzatura specifica debba orientare verso scelte alternative, per evitare che le soluzioni proposte, risultino inefficienti.
prevedere cantieri di compostaggio della sostanza organica in assenza di attrezzi per il rivoltamento e spazi adeguati per lo stoccaggio;
pianificare l'uso di fertilizzanti in copertura senza erpici adatti per l'interramento;
acquistare fertilizzanti in forma polverulenta senza spandi concime cilindrico;
inserire sovesci senza disponibilità di trinciatutto o attrezzatura adeguata per interramento superficiale.
Sarà alla bravura del tecnico trovare soluzioni alternative temporanee, che da un lato diano il senso dell'azione per investirci e, dall'altro, non rimandino troppo in la scelte tecniche importanti.
Vincoli. Oltre a quanto fin qui citato, ci si può scontrare con altre "rigidità" aziendali e ambientali che possono influire pesantemente sulle scelte tecniche, tanto da rendere necessario un percorso ancora più ragionato sulle azioni da attivare e gli obbiettivi su cui impostare il lavoro. Tra i più frequenti:
vincoli ambientali e politici . Vicinanza a strade di grande scorrimento o fonti di possibile inquinamento, assenza di servizi in zona;
scelte di politica regionale. Definizione di aree prioritarie in cui è incentivato il metodo di agricoltura biologica rispetto ed altre dove è; colture importanti per cui il PSR non prevede premio, misure non attivate, premi indifferenziati rispetto a tecniche più semplici e meno controllate;
impegni già assunti in precedenza. Adesione a misure agroambientali meno restrittive con impossibilità di passaggio a misure superiori; contratti di coltivazione in essere o affitti a terzi;
contrasti familiari sulla scelta fatta. Con conseguente minore serenità nelle scelte e competizione sui risultati produttivi;
contratti di affitto brevi o in scadenza. Che, diminuendo le certezze sul possesso della terra, non permettono investimenti sul lungo periodo e accesso ai premi comunitari.
4. Definizione del piano di conversione
La riflessione su tutte le informazioni acquisite porta alla definizione di un piano di conversione che riporterà le soluzioni tecniche ritenute migliori per inserire il metodo di agricoltura biologica in azienda, quindi:
Fertilizzazione equilibrata su base organica impostata sul bilancio umico
Rotazione per soddisfare:
esigenze agronomiche
fertilità e sanità del suolo;
protezione dall’erosione;
controllo delle infestanti;
limitazione delle patologie;
esigenze economiche
apprezzamento del mercato
premi e incentivi
Consociazione per sfruttare l’azione sinergica tra le piante in funzione della nutrizione, della difesa da antagonisti e parassiti, qualitativa e ambientale.
Scelta varietale per soddisfare adattabilità all’agroecoesistema e qualità nutrizionali, organolettiche e tecniche del prodotto finale
Introduzione di siepi e alberature per favorire biodiversità, equilibrio dell’ecosistema aziendale e paesaggio
Il piano di conversione è utile anche per esplicitare che in agricoltura biologica non esistono azioni fini a se stesse ma interventi che hanno sempre una valenza polifunzionale. Questi saranno tanto più efficaci, quanto più esplicitamente tesi all'equilibrio del terreno e dell'ecosistema in cui si opera.
Non a caso, per un'azienda che ha produzioni basate sulle colture erbacee, i tempi ed i modi per affrontare la conversione sono correlati al piano di rotazione, perché ad esso sono collegati: bilancio umico e fertilizzazione, scelta varietale e trattamento delle sementi, controllo delle infestanti e lavorazioni, copertura del suolo e tempi di intervento. Operazioni che, a loro volta, hanno implicazioni tecniche molteplici ed interconnesse tra loro, collegate da un filo conduttore che è la fertilità del suolo.
Durante la fase di realizzazione pratica del piano, tutte le azioni fatte o derogate ed i relativi risultati conseguiti, devono essere monitorati accuratamente perché solo l'attenta lettura della risposta del terreno, permette di comprendere l'andamento della conversione per prendere atto in tempo utile, della bontà della scelta fatta o della necessità di modificare e perfezionare alcune cose, in funzione del raggiungimento degli obbiettivi prefissati.
Bibliografia
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