La fiera di Bologna non risponde più alle esigenze per cui era nata: incontro tra domanda e offerta, confronto con le istituzioni, comunicazione verso l’esterno


“Si è concluso il solito rito, sempre più stanco, del SANA. L'appuntamento annuale del biologico italiano, che resta leader in Europa e nel mondo per varietà e qualità di prodotti. Una manifestazione che dovrebbe rappresentare tutto ciò si è ridotta invece ad una fiera strapaesana del Wellness”. Con queste parole, Andrea Ferrante, Presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ha commentato la chiusura del Sana 2008, il salone internazionale del naturale, che si è svolto a Bologna dall’11 al 14 settembre.


Il SANA e i suoi partner hanno fallito sul fronte del mercato, della politica e dell’informazione:


Il mercato italiano del biologico è in un momento particolare, con i consumi interni in grande crescita, con forti interessi della GDO e della ristorazione collettiva, con incrementi della vendita diretta e la filiera corta, a cui si aggiunge una richiesta dall’estero di prodotto italiano in continua espansione. “In questo scenario, - aggiunge Ferrante - l’offerta fieristica si riduce ad un miscuglio di espositori indifferenziati dove il biologico, al solito, si confonde con i più diversi prodotti di qualità”. La presenza di aziende si riduce sempre di più sia per l’assenza di buyers, sia per l’evidente sovradimensionamento, anche nei costi, per un semplice mercato di produttori di vendita diretta, per la realizzazione del quale basterebbe un ben organizzato farmer’s market


Nel confronto con le Istituzioni e i decisori politici, anche quest’anno non mancavano argomenti: la nuova applicazione della regolamentazione comunitaria, i nuovi Psr, la futura PAC, tutti temi che sono rimasti molto lontani dagli incontri ufficiali della fiera. Secondo Ferrante: L’assenza totale di rappresentati, a qualsiasi livello, della Commissione europea e il basso profilo riconosciuto alla fiera da parte del Ministro dell'Agricoltura, rendono evidente la scarsa capacità del SANA di avere un legame con le questioni che realmente interessano il settore.


Infine, non è da sottovalutare il fallimento sul fronte della comunicazione. Una fiera del biologico dovrebbe essere l'occasione per tutto il settore di presentare le novità che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. “Anche qui il risultato - commenta il presidente AIAB - non è certo esaltante. E' veramente triste che oggi con l’agroalimentare al centro dell'attenzione mediatica, si riesca a far parlare di noi solo in maniera così vaga e marginale”.


Ferrante conclude: “Il settore ha bisogno di altro. È necessaria una nuova fiera che prenda il meglio dell'originalità del sistema nazionale, e di un’internazionalizzazione vera che ne faccia anche l'occasione per far sentire il peso del biologico italiano in Europa. Serve qualcosa di veramente nuovo, autorevole, che interpreti il mercato e sia veramente utile a quelle 50 mila imprese che hanno scelto il biologico, e anche a quelle che oggi non hanno colto le potenzialità di questo mercato ed invece dobbiamo assolutamente coinvolgere.