Rilanciare e ripensare il Welfare di prossimità, le politiche giovanili ed i diritti di cittadinanza dentro il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nella transizione ecologica.
E’ questo quello che chiedono oltre cento Associazioni ed Enti, tra cui AIAB, che hanno sottoscritto il 17 aprile 2020 l’Appello della Società Civile per la Ricostruzione di un Welfare a misura di tutte le persone e dei territori.
“Ci rivolgiamo a Lei – si legge nell’appello – perché ancora una volta la società civile sia ascoltata e non relegata alla semplice funzione di manodopera delle istanze sociali del Paese”.
Le associazioni nel “Manifesto per la Ricostruzione” chiedono che il PNRR e la programmazione della Transizione Ecologica tengano conto di 10 strumenti e azioni assolutamente prioritarie:
1. Completare la riforma dei Budget di Salute e delle Case della Salute come principale forma del welfare di prossimità per tutte le prese in carico che richiedono interventi longitudinali e non occasionali del sistema sociosanitario italiano (disabilità, minori a rischio, anziani fragili, devianze penali, dipendenze patologiche, malattie cronico degenerative), riconvertendo il sistema delle rette della sanità privata in un sistema di co-progettazione personalizzata capace di incidere sulle determinanti sociali della salute ed impegnando importanti fondi della ricostruzione nell’ottica di prognosi positive di uscita dal disagio e non più nella semplice e mera erogazione di prestazioni assistenziali e specialistiche che non siano capaci di incidere sulle recidive e gli aggravamenti delle persone fragili per condizioni socioeconomiche che abitano in territori fragili. Dopo la debacle delle RSA è il momento di destrutturare i sistemi premiali delle ASL rispetto ai LEA, passando da una logica dei “posti letto” ad una cultura del caregiving, anche attraverso un vero investimento a favore dell’accoglienza diffusa delle persone anziane e la mobilitazione proattiva degli anziani a favore del welfare e dell’ecologia integrale, anche nella forma del “servizio civile degli anziani”
2. Riformare il Reddito di Cittadinanza, completando sia gli aspetti socio-assistenziali dell’accompagnamento personalizzato all’uscita dal disagio determinato da condizioni di indigenza sia attraverso forme innovative di promozione dell’inclusione lavorativa, non solo nella forma individuale della ricerca attiva, ma anche nella promozione dell’autoimpresa e della cooperazione tra i beneficiari della misura, anche in considerazione del fallimento del sistema dei navigator. In particolare, proponiamo con forza e convinzione la forma dei Patti per l’Imprenditoria Civile promuovendo la sinergia tra diversi strumenti di inclusione e di sviluppo come il Microcredito, Resto al Sud, i Piani di Sviluppo Rurale e la difesa e la promozione dei Piccoli Comuni, gli incentivi alla Cooperazione di Comunità.
3. Riprendere il cammino interrotto nel 2018 di riforma dell’ordinamento penitenziario, portato avanti dall’allora Ministro della Giustizia Orlando, che prevedeva il potenziamento delle misure alternative alla detenzione in carcere. Tale provvedimento è ormai indispensabile non solo in relazione al sovraffollamento disumano delle carceri, ma anche in ordine ad una diversa concezione della pena che tenda alla rieducazione (art. 27 della Costituzione), sia più rispettosa della dignità umana e più efficace socialmente. Ricordiamo che il ricorso alle pene alternative abbassa il tasso di recidiva dal 70% al 15%. La Riforma Orlando prevedeva in sostanza un ribaltamento della pena che la società civile sostiene ampiamente e da tempo: la pena detentiva nelle case circondariali come misura “residuale”, rispetto alle misure penali alternative, che dovrebbero costituire la principale forma di esecuzione penale personalizzata.
4. Riprendere il cammino verso il riconoscimento dello Ius Soli e dello Ius Culturae. Siamo la settima potenza globale in un pianeta in cui oltre il 4% della popolazione mondiale è “in movimento” alla ricerca di una migliore condizione di vita e siamo parte di una comunità politica e geografica, l’Europa, caratterizzata da invecchiamento e spopolamento progressivo delle aree rurali e dei piccoli centri abitati. I demografi sono certi che la sola Nigeria avrà entro i prossimi trent’anni la stessa popolazione dell’Unione Europea e in un mondo esposto agli shock dei cambiamenti climatici non è più possibile immaginare che l’Italia possa perseverare in una politica restrittiva del riconoscimento dei diritti di cittadinanza e dotata di scarsi finanziamenti finalizzati all’integrazione dei migranti. Su questo tema decisivo per la coesione sociale e per lo sviluppo, la Germania investe circa 21 miliardi a fronte di meno di 5 miliardi del nostro paese, di cui gran parte spesi senza alcun valore effettivo di integrazione nelle reti dell’accoglienza emergenziale. Urge rilanciare l’accoglienza diffusa del SAI, Sistemi di Accoglienza ed Integrazione, che oggi coinvolgono solo 1100 sugli 8 mila comuni italiani. presidente@consorziosaledellaterra.it comunicazione@consorziosaledellaterra.it +39 | 393 | 888 35 49 Res-Int – Rete Sale della Terra via San Pasquale | 49 – 51 – 53 | 82100 Benevento www.perunnuovowelfare.it
5. Sostenere la Comunità Educante con importanti finanziamenti per i Patti Educativi territoriali, i Budget Educativi e l’integrazione scolastica degli alunni stranieri come principali strumenti di contrasto alla povertà educativa. Questa forma di povertà resta la principale emergenza del paese, con 1 milione 137 mila minori in povertà assoluta; con un tasso di dispersione scolastica sempre in ascesa (14,5% degli adolescenti), e di abbandono prematuro degli studi (il 13,5%); un numero drammatico ed allarmante di Neet (il 10,7% della popolazione tra i 15 ed i 19 anni), ed una tendenza progressiva alla “segregazione scolastica” con la costituzione di classi scolastiche di tipo A per soli italiani benestanti e classi di tipo B per stranieri e italiani poveri. Urgono strumenti di coprogettazione formativa ed educativa che diano valore al capitale sociale del paese, fatto di miriadi di associazioni sportive, culturali, educative, del volontariato, del tempo libero che possano essere chiamate in partita con la loro grande infrastrutturazione sociale fatta di educatori, istruttori e volontari. Occorre uscire quanto prima dalla logica della “formazione a progetti” che allarga lo iato tra i primi della classe e gli ultimi, investendo sulle leve comunitarie e sugli ambienti di vita.
6. Sostenere con finanziamenti e leggi mirate il connubio tra agricoltura di qualità censita dall’INPS, lontana da sistemi di sfruttamenti lavorativi e rispettosa della transizione ecologica, ed approvvigionamenti pubblici, per le mense scolastiche, le aziende ospedaliere, le case circondariali ed ogni altro ente pubblico dotato di un servizio mensa; sostenere le filiere corte, l’agricoltura biologica, sociale ed inclusiva e i sistemi agricoli che creano coesione sociale nei territori in declino demografico ed economico; finanziare il welfare rurale differenziandolo dal welfare urbano e metropolitano.
7. Riconoscere il valore economico dei servizi ecosistemici di cui alla legge Borghi per i piccoli comuni e le Aree interne.
8. Investire sulle fonti rinnovabili favorendo l’abbattimento dei costi di consumo di energia, soprattutto per l’edilizia pubblica e la residenzialità popolare, andando oltre le forme di investimenti a favore delle imprese, garantendo il beneficio in bolletta direttamente al cittadino virtuoso; finanziare i piani di mobilità sostenibile urbana dei piccoli e medi comuni, anche se in dissesto, con fondi dedicati.
9. Avviare una graduale riduzione delle spese militari e la riconversione a fini civili delle industrie che producono armamenti (specialmente se a controllo statale), attraverso percorsi che vedano la partecipazione della società civile, degli enti locali, sindacati e dirigenti d’azienda. Quando è scoppiata la pandemia una sola azienda in Italia produceva ventilatori polmonari mentre erano 231 le aziende impegnate nella produzione di armi. Pensiamo, poi, che nel tempo in cui viviamo sarebbe necessaria l’istituzione del Ministero della Pace per la diffusione di una cultura di pace per prevenire la violenza e dare voce ai cittadini e ai gruppi che ogni giorno costruiscono la Pace attraverso un impegno costante per la promozione delle libertà fondamentali e dei diritti internazionalmente riconosciuti.
10. Investire nell’educazione alla pace e nella difesa nonviolenta della Patria appostando nel PNRR il doppio degli attuali fondi dedicati al Servizio Civile Universale affinché il Servizio civile sia davvero un diritto esigibile universalmente da chi ne fa richiesta: anche quest’anno sono stati circa 70 mila i giovani che avevano fatto domanda a cui è stato detto no per mancanza di budget. In 10 anni è stata respinta la voglia di impegno di almeno 600mila giovani. L’Italia non può permettersi un simile spreco in coesione sociale.

Qui l’appello con l’elenco delle associazioni firmatarie