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AIAB sostiene Karl Bar, referente per le politiche agricole e commerciali dell’ associazione ambientalista tedesca Umweltinstitut, lo scrittore e cineasta Alexander Schiebel e Jacob Radloff, della casa editrice Oekom.  Sono tutti e tre ancora sotto processo per diffamazione aggravata per aver protestato contro l’utilizzo di pesticidi nei meleti dell’ Alto Adige. La querela è arrivata dall’assessore Arnold Shuler al quale si sono uniti circa 1300 agricoltori convenzionali alto atesini.
“Non possiamo che sentire una profonda vicinanza con l’associazione Umweltinstitut di Monaco di Baviera”, dice Antonio Corbari, presidente di AIAB. “Anche loro come noi, da decenni si battono contro l’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura Sono dunque nostri naturali compagni di viaggio. “
Secondo Karl Bar, anche se l’assessore Schuler, a seguito della forte pressione pubblica, ha annunciato di ritirare le accuse, questo non è ancora avvenuto e non c’è nessuna conferma ufficiale in merito al ritiro. Di fatto, quindi, Karl Bar e Alexander Schiebel,  sono  ancora minacciati da condanne, possibili pene detentive e multe, nonché da richieste di risarcimento danni per milioni di euro.
“Evidentemente anche nel civilissimo Alto Adige – continua Corbari –  dove peraltro si trovano tante aziende bio di eccellenza, e dove in alcune vallate (come la Val Venosta), ancora c’è una forte pressione sulla politica da parte dell’industria frutticola  convenzionale che fa un uso massiccio di pesticidi e che vuole continuare a produrre avvelenando l’ambiente e i consumatori”.
Il modello oggi, soprattutto a seguito delle nuove indicazioni europee, non può che essere quello dell’eliminazione di sostanze tossiche dai terreni e dalle tavole. E’ incomprensibile come l’Alto Adige, che fa della purezza e salubrità del suo ambiente la sua vera ricchezza, possa non aderire a questa visione. L’esempio da seguire è quello del comune di Malles, in  Val Venosta, dove, dal 2015, a seguito di un regolamento comunale è stato vietato l’utilizzo di fitofarmaci nell’intero territorio comunale in base al principio precauzionale di tutela della salute. Esempio poi ripreso da tanti comuni italiani.>
Ma purtroppo sono ancora tanti gli agricoltori che non ne vogliono sapere. “Questa reticenza ci preoccupa – conclude Corbari – perché è un serio campanello d’allarme per chi aspira seriamente, e non solo a parole, alla transizione agroecologica che si traduce, per AIAB, in una maggiore diffusione del metodo bio”